Banzo/Raimundo Correia – traduzione di Stefano Vaiarelli

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Visioni che nell’anima il cielo dell’esilio instilla

Visioni mortali! Fucila l’azzurro nefando…

Serpeggia, basilisco d’oro, ondeggiando

Il Niger… Bramano leoni dalla criniera gialla…

Ululano gli sciacalli… Risuonano le tube bestiali

Degli indigeni, dalle grotte riecheggiando,

E il frastuono degli alberi, soccombendo

Sotto il peso di pachidermi collosali…

Come l’uccello dalle piume cremisi dorme,

Dorme in nembi di sangue il sole occulto…

Esce fumo dalla rossa terra africana incandescente…

Va con l’ombra crescendo il volto enorme

Del baobab…  E cresce nell’anima il volto

Di una tristezza, immensa, immensamente…

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Visões que n´alma o céu do exílio incuba

Mortais visões!  Fuzila o azul infando…

Coleia, basilisco de ouro, ondeando

O Níger…  Bramem leões de fulva juba…

Uivam chacais… Ressoa a fera tuba

Dos cafres, pelas grotas retumbando,

E a estralada das árvores, que um bando

De paquidermes colossais derruba…

Como o guaraz nas rubras penas dorme,

Dorme em nimbos de sangue o sol oculto…

Fuma o saibro africano incandescente…

Vai coa sombra crescendo o vulto enorme

Do baobá…  E cresce n´alma o vulto

De uma tristeza, imensa, imensamente…

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Banzo, la nostalgia che uccide

Se la saudade viene vista come un modo per vincere la morte, il banzo è al contrario il soccombere a una vita che non è più tua. È un sentimento nostalgico molto profondo. Profondissismo. È abisso, buio, tenebre. È morte.

Non è rivolto al passato, anche se dal passato arriva. È rivolto a un presente, un presente che non vede più futuro. È lo stato di depressione cronica che affligeva gli africani schiavizzati in Brasile. E che li portava alla morte. Morte come via d’uscita dalla schiavitù. Con la morte si liberavano da un vita in cattività. Quindi volontà di morte, morte volontaria. Poteva assumere la forma passiva del suicidio, in cui gli schiavi rinunciavano al cibo e si lasciavano morire di inanizione e tristezza.
Oppure veniva cercata con metodi più universali, come l’impiccagione, il soffocamento, le armi bianche.
Un desiderio di morte causato da una “malattia malinconica”, correlata alla condizione di schiavitù: la sofferenza provocata dalla separazione violenta dall’Africa, la ribellione per la perdita della libertà e la reazione a punizioni pesanti e ingiuste. Tratta, maltrattamento, tradimento. Spaesamento, rabbia, impotenza. Padroni contro schiavi, vita contro morte. È un ribollire di sentimenti frustranti, nostalgicamente letali. Gravissima patologia, causata dal peggioramento del sentimento di malinconica nostalgia.
Oggi in Brasile la schiavitù non c’è più, almeno ufficialmente. Dei sentimenti che provocò ne rimane traccia in questa parola, banzo, la cui etimologia la farebbe risalire al kimbundu mbanza, che significherebbe “nostalgia del villaggio” e quindi, per estensione, di casa.
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http://www.priberam.pt/dlpo/banzo
http://revistapesquisa.fapesp.br/2010/06/26/a-saudade-que-mata/
http://psiquiatriaetoxicodependencia.blogspot.com.es/2009/12/banzo-negro.html