Giardini Botanici Hanbury / Centododici acri di paradiso tra terra e mare – di Fabio Carnaghi

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“Il mio destino è di venire da un luogo naturale e artificiale.
Io vengo da quel giardino sul mare che è per me luogo di osservazione e rivolta.”

Nico Orengo

 

Paràdeisos, traslitterato in paradiso, è conio erodoteo per indicare la stupefacente bellezza dei giardini di Babilonia, considerati il primo Eden della storia. Etimologicamente è l’artificialità, nella valenza del creare attorno, il senso del termine, che nella cultura occidentale ha assunto il significato di creazione divina. Il paràdeisos di Babilonia è manifestazione della capacità ordinatrice dei sovrani achemenidi, il cui potere divino è in grado di dar vita al prodigio di un’oasi lussureggiante nel deserto.

Tale carattere portentoso che si addice alla meraviglia propria di un paradiso è attribuibile ai giardini Hanbury presso Capo Mortola, tra Ventimiglia e Mentone.

Nel 1867 inizia la storia della trasformazione di un giardino a fasce ligure, dalla vegetazione tipicamente spontanea di aurivi e limui, storica proprietà della famiglia Orengo che di fronte al mare, nell’ultimo lembo di ponente, aveva il suo palazzo. Sir Thomas Hanbury è l’artefice della metamorfosi in giardino botanico dallo spontaneismo della flora rigogliosa di un parco. L’acquisizione da parte di questa famiglia inglese, che aveva fatto fortuna sulle rotte orientali nel commercio di generi coloniali, avvenne a più riprese finché la proprietà raggiunse l’estensione di 112 acri. Sin dall’inizio di questa fase costitutiva, la concezione che mosse i proprietari fu quella di creare un giardino di acclimatazione per piante esotiche in una zona  particolarmente favorevole, anche se nella scelta del luogo non fu certo ininfluente la tradizione tutta inglese di un ceto alto borghese che allestiva garden houses nell’estremo Ponente ligure. Dopo la fortunata ascesa della Hanbury & Co. Thomas raggiunse una rilevante quanto prestigiosa condizione economica e si dedicò al suo grande sogno.  Nessun divertissement estetico proprio di un luogo di delizie prevalse sulla passione di Thomas e del fratello Daniel, farmaco-botanico che collaborò agli esordi del progetto nell’importazione delle specie esotiche. Il giardino degli Hanbury non fu semplicemente un buen retiro ma un crocevia multiculturale, un mondo aperto in cui le maestranze e le competenze si fondevano in un unico intento. Nel 1868 Thomas Hanbury chiamò il botanico paesaggista tedesco Ludwig Winter che lavorerà alla Mortola fino al 1875 .

Veduta di Palazzo Orengo dal viale (ph.∏Simone Sciutto)

Veduta di Palazzo Orengo dal viale (ph.∏Simone Sciutto)

“Il mio giardino fu realizzato da Winter dalla pietra al fiore” si legge nel diario di Thomas Hanbury. Il botanico dovette affrontare notevoli problemi dovuti all’irregolarità geomorfologica. Vennero operati sbancamenti e riporti di terreno, si ripartirono gli spazi per ospitare le collezioni botaniche, si tracciarono viali e furono costruiti canali e cisterne per l’irrigazione. Il Palazzo dei Marchesi Orengo venne sottoposto ad un intervento di ristrutturazione che durò dieci anni dall’acquisto. L’antico palazzo secentesco con rimaneggiamenti settecenteschi, aveva l’identità architettonica di una villa a pianta quadrangolare sviluppatasi attorno ad un’antica torretta di avvistamento ed insisteva su un terreno tagliato parallelamente alla linea di litorale dalla via romana Julia Augusta. Fu l’architetto Arthur Foster ad operare sull’edificio, rompendo l’austero schematismo preesistente e creando ampi loggiati e terrazzi panoramici. Il gusto di un certo manierismo borghese si riflette nel pastiche pur sempre eclettico di stili che spaziano dal tardo romantico al neoclassico, mantenendo un atteggiamento celebrativo, come avviene nel  mosaico realizzato dal veneto Antonio Salviati per il portico nord, che rievoca nelle linee il portale della Corte Sabbionera a Venezia, luogo natale di Marco Polo, soggetto dell’opera in funzione identificativa con le memorabili e proficue avventure commerciali d’Oriente del padrone di casa. Le strutture e gli edifici nel parco furono conservati, tra cui l’arcone d’ingresso al piazzale, il tracciato del grande pergolato chiamato col nome locale di Topia ed alcune costruzioni funzionali come la falegnameria.

Primavera ai Giardini Hambury Echinocactus grusonii, Cleistocactus rojoi, Cereus peruvianus, Lampranthus roseus (ph. ∏Simone Sciutto)

Primavera ai Giardini Hambury Echinocactus grusonii, Cleistocactus rojoi, Cereus peruvianus, Lampranthus roseus (ph. ∏Simone Sciutto)

La fama dell’Hortus Mortolensis cominciò a diffondersi, mentre dal mare sulle navi giunsero specie botaniche dall’Australia, dal Sudafrica, dal Messico, dalla California, dalla Cina, che in breve tempo fecero del giardino una preziosa collezione, che contava alla fine dell’Ottocento già 3500 specie, mentre già nel 1912 ne annoverava 5800. Nel tempo diedero la loro impronta al giardino importanti studiosi di botanica della scuola tedesca come Gustav Cronemeyer, Kurt Dinter e Alwin Berger.

Si riconoscono oggi due fasi nella progettazione e nell’impianto paesistico dei giardini Hanbury. Il primo periodo venne influenzato dalle scelte di Thomas e Daniel (1867-1912), il secondo dal gusto di Dorothy e Cecil (1918-1938). Nella prima fase, profondamente caratterizzata dall’intervento di Winter, una parte del territorio, circa la metà, venne destinata alla coltivazione di piante esotiche, nell’area restante venne mantenuta la vegetazione mediterranea di cui fu favorito lo sviluppo. Thomas fu invece determinante nel conferire monumentalità al complesso, con il ricorso negli anni Ottanta dell’Ottocento ad uno dei massimi architetti attivi nel Ponente ligure, Pio Soli, che realizzò il Moorish kiosk in terracotta con stilemi orientali, destinato a diventare il mausoleo degli Hanbury. Di fronte al Palazzo sorse il Pavillon dalle linee neoclassiche, mentre statue, tempietti, giochi d’acqua e fontane arricchirono il paesaggio. Il gusto archeologico suggerì il reimpiego ornamentale di reperti come le due sfingi, urne ed are del II secolo d. C., teste e busti. L’atmosfera orientalizzante fu invece suggerita dall’inserimento di una campana seicentesca giapponese e dalla Fontana del Drago, proveniente da Kyoto. L’eclettismo totalizzante fu condizionato dal solido gusto tardo-romantico di Thomas, assolutamente refrattario nei confronti dell’avanguardismo diffuso in Costa Azzurra e nel Ponente ligure. La seconda fase si indirizzò verso una riqualificazione degli spazi, favorendo il dialogo dei giardini con l’ambiente circostante. La qualità paesistica fu accresciuta dalla regolarizzazione dei tracciati a serpentina e dalla creazione del grande viale New Vista, asse longitudinale di attraversamento. L’impiego di siepi di cipressi della tradizione mediterranea come elementi strutturanti rinnovò l’immagine dei giardini, che assunsero una dimensione nettamente scenografica, facendo convivere armonicamente, secondo il carattere eterogeneo della vegetazione, le collezioni esotiche con la flora spontanea tipica.

Autunno ai Giardini Hanbury con Cotoneaster  (ph. ∏Simone Sciutto))

Autunno ai Giardini Hanbury con Cotoneaster (ph. ∏Simone Sciutto))

I giardini furono nella loro storia un unicum botanico e nello stesso tempo antropologico: divennero spazio dell’incontro e della conoscenza, nel quale si sviluppò un microcosmo della convivenza di botanici stranieri e di maestranze della popolazione locale, che visse del giardino e nel giardino. Si formò una sovralingua universale che gli abitanti di una terra di frontiera ebbero facilità ad apprendere.

Arco di accesso a Palazzo Orengo (ph. ∏Simone Sciutto)

Arco di accesso a Palazzo Orengo (ph. ∏Simone Sciutto)

Come ha raccontato Nico Orengo:

“Mezzi pescatori, mezzi contadini, gli abitanti del paese usavano un misto di ligure e patuà, qualche parola forbita e deformata dal latino di chiesa. Gli inglesi avevano bisogno di giardinieri da mettere sotto le indicazioni di botanici d’oltremanica e agrimensori tedeschi. Già, ma come farsi capire oltre la generosità esibita della carta- moneta? Gli inglesi, atteggiamento raro, decisero di imparare l’italiano, e nell’immediato trovarono una tal Teresina che aveva un francese molto suo ma che poteva fare da trait-d’union tra stranieri e indigeni. Arrivavano intanto piante dai quattro angoli del mondo, dall’Australia e dalla Cina, dal Canada e dal Messico, dalla Persia e dall’India. Gli inglesi battezzavano le spiagge e gli scogli fuori dalle loro finestre con l’orecchio e la simpatia. Così una spiaggia da sempre chiamata San Bellarmino diventa Bengiamin, uno scoglio dimenticato e non battezzato diventa Antonio, dal nome del cocchiere che fa la spola fra l’ingresso della proprietà e la villa padronale. Non sono da meno gli abitanti del paese del mirto. Vedono arrivare via mare i grandi eucalipti da trapiantare e subito li ribattezzano u calitru. Forse in omaggio alla grande misura del decalitro. Ascoltano, per obbedire , la capricciosa moglie di uno dei due fratelli che non vuole più vedere sotto la sua finestra la palma chichita ma vicino alla fontana delle ninfee, e subito la ribattezzano chiachi-chialà. Gli inglesi con la memoria d’Oriente costruiscono una Casa Nirvana, luogo per bagni e adorazione del Sole, e i Mortolesi che non possiedono parole con il nesso iniziale nir- la chiamano Ca Nervana […]. Un meraviglioso drago cinese in bronzo per mancanza di traduzione e assenza nel reale viene ribattezzato Serpente. Così lo yacht bianco dell’arrivo diventa aiaku e le piante Yucca definitivamente Aiuca. La Nursery della villa, dove giocavano insieme bambini inglesi e i figli dei giardinieri, diventa U nescere. La stanza di collegamento, la dispensa, fra cucina e camera da pranzo, dipinta con spighe di lavanda, da Pantry si francesizza verso un omaggio al decoratore:U Pentre”

Nacquero storie e parole ormai entrate nella leggenda di un luogo della rarità, dove è possibile creare paradisi ed esplorare mondi.

Estate ai Giardini Hanbury con Jacaranda mimosifolia (ph. ∏Simone Sciutto))

Estate ai Giardini Hanbury con Jacaranda mimosifolia (ph. ∏Simone Sciutto))

La fontana giapponese detta del Drago acquisita Da Thomas Hanbury (ph. ∏Simone Sciutto)

La fontana giapponese detta del Drago acquisita Da Thomas Hanbury (ph. ∏Simone Sciutto)

Loggia di Palazzo Orengo (ph. ∏Simone Sciutto)

Loggia di Palazzo Orengo (ph. ∏Simone Sciutto)

Panorama dal secondo piano di Palazzo Orengo (ph. ∏Simone Sciutto)

Panorama dal secondo piano di Palazzo Orengo (ph. ∏Simone Sciutto)

Primavera ai Giardini Hambury con Cercis siliquastrum (carminio), Spiraea catoniensis (bianco), Echium fastuosum (blu) (ph. ∏Simone Sciutto)

Primavera ai Giardini Hambury con Cercis siliquastrum (carminio), Spiraea catoniensis (bianco), Echium fastuosum (blu) (ph. ∏Simone Sciutto)

Acer palmatum, Wisteria sinensis che si arrampica su Cupressus sempervirens (ph. ∏Simone Sciutto)

Acer palmatum, Wisteria sinensis che si arrampica su Cupressus sempervirens (ph. ∏Simone Sciutto)

Planimetria dei Giardini Hambury (primi del '900)

Planimetria dei Giardini Hambury (primi del ‘900)