Pensieri Pompieri – di Olga Orlandi

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Fumo, Olga Orlandi

Fumo, Olga Orlandi

Sono le sei in punto e rimugino su le ultime ore di veglia. Ma non quelle di ieri: quelle del giorno prima che accadesse un fatto incendiario.

Nessuna premonizione, nemmeno un po’ di sommovimento di viscere; con tutto il te che bevo, neppure un indizio di tasseomanzia.

Il sesto dei miei sensi è poco -ibile. Questo assicura sonni tranquilli, e assolute sorprese quando si telefona tanto per un “ciao”.

-Ciao

-Per la miseria che voce: ti sei fatta far su in una balla di fieno?

-Macchè.

-E allora cosa?

-Ieri ho incendiato la cucina.

-CHE!?

-Già. Tra l’altro hanno preso fuoco i detersivi e, trafficando nei miasmi, ho perso la voce.

-Un momento: adesso riavvolgi il nastro e mi racconti per bene.

STOP. REEEW. PLAY.

Spignattavo per cena. Fede sonnecchiava, papà era in arrivo. Aprendo l’anta in alto a destra, una confezione di trielina mal messa è precipitata. Un fiotto è schizzato su i fornelli accesi, si è incendiato. Ho pensato che avesse preso fuoco un tovagliolo, o il lembo di uno strofinaccio: quando mi capita lo acchiappo e lo lancio nel lavandino, invece  il fuoco ha corso indietro fin dentro la bottiglia. la bottiglia è esplosa. L’esplosione ha avvolto il pensile dello scaldabagno che ha cominciato ad ardere. Ho pensato che sarebbe saltato per aria, che dovevamo scappare. Ho chiamato Federica, prima piano, per non allarmarla, ancora mi dispiaceva di svegliarla; poi ho considerato che era meglio fuggire e ho aumentato il volume: ha ripreso coscienza e si è fiondata. Io stavo sulla porta d’ingresso impaurita che saltasse per aria il boiler, lei, con incredibile sprezzo del pericolo, ha infilato il braccio tra le fiamme e ha chiuso il gas. Intanto, però, il fuoco procedeva divampando verso il soffitto: non ho voluto usare acqua perché si stavano sciogliendo i detersivi e ho pensato che potessero sfrigolare come l’olio bollente, quindi abbiamo fatto una ricognizione rapida di pensieri e stanze, abbiamo disfatto il letto ci siamo avventate su le fiamme con le coperte.

I vicini, forse sentendo l’odore di bruciato o raggiunti dal fumo si sono precipitati con delle bacinelle d’acqua e, a secchiate, hanno sfinito l’incendio.

Nel frattempo si sono presentati i vigili del fuoco che avevo subito chiamato, ma l’emergenza era già finita, quindi hanno solo constatato i danni.

Sono senza parole. Le ritrovo: ma quanto ci hanno messo i pompieri?!

-pochi minuti direi.

Come pochi minuti? Ha fatto a tempo a devastarsi mezza stanza, tu a ragionarci sopra, Fede a svegliarsi, uscir dal letto, connettere e decidere che fare, insieme a scegliere di tentare con le coperte, i vicini a immaginare la cosa e presentarsi con i secchi… non ci stanno tutte queste scene, in pochi minuti.

O meglio, se le azioni si generassero in automatico potrei anche immaginare che le abbiate messe in pratica meccanicamente. Ma, solo a riassumerle, c’è voluto un quarto d’ora, figurati a elaborarle nel panico.

Due giorni dopo sto correndo sintonizzata e uno scienziato mi spiega com’è. Si da il caso che i pensieri, nei momenti d’allarme, siano compressi come file zippati. L’hanno appurato interrogando gli sportivi estremi. Gente a cui non s’è aperto il paracadute e ha pensato in 15 secondi ad un altro modo di salvarsi la vita. Quando raccontano le associazioni d’idee che li hanno condotti alla soluzione geniale, sembra impossibile. Invece si scopre che l’istinto di sopravvivenza rende eroici il corpo e la mente in due modi opposti: le membra, ad esempio, resistono alla fame e alla prostrazione molto più a lungo di quanto sembrerebbe umano, il cervello, invece, si fa veloce come un calcolatore.

Corro, corro, corro, corro, corro, corro… e sono protagonista del terzo fenomeno: sono assorta e, ormai è inutile dire “incredibilmente”, finisco il circuito prima di sentire la stanchezza.

La cucina continua a bruciare, il fantoccio precipita ancora, le mie gambe si allungano ancora, a turno, sul brecciolino. Da qualche parte le azioni si concludono, mentre il ragionamento è già oltre.

Infondo, niente di più che il tempo dei sogni.