Il principe Fulco e la libellula chiacchierina/ Favola – di Mariangela Venezia

Illustrazioni di Devis Venturelli e Francesco Muscente

C’era una volta un principe che si chiamava Fulco. Abitava in un grande castello con il re e la regina del regno di Dolceacqua.

Un giorno, quando Fioccodizenzero, la sua fata madrina, andò nella sua stanza per svegliarlo, Fulco non rispose. Era diventato muto. Inutili furono i tentativi di farlo parlare, muoveva le labbra ma dalla sua bocca non usciva nessun suono. I due regnanti piansero molti giorni, non si spiegavano cosa fosse successo al loro unico figlio, erede al trono di Dolceacqua, l’unica cosa chiara era che non poteva diventare re. Avete mai visto un re muto? Allora a malincuore il re e la regina allontanarono Fulco dal castello. Lo mandarono ad abitare nella cucina di un ristorante, insieme alla fata Fioccodizenzero, che proteggeva le cucine e i cibi del regno dagli avvelenamenti delle streghe cattive, nella speranza che lei riuscisse a trovare un rimedio al sortilegio. Neanche la fata Fioccodizenzero riusciva a capire, l’unica cosa che sapeva era che la mattina che si era svegliato muto Fulco aveva la mano sinistra piena di anelli. Tutti d’argento, uno o due per ogni dito. Incastrati. Il re e la regina avevano provato in tutti i modi a sfilarli, intuendo che fosse quello il sortilegio che impediva a Fulco di parlare, ma nessuno ci era riuscito. Neanche le magie di Fioccodizenzero.

Fata Fioccodizenzero

Una sera di primavera, mentre Fulco tagliava a pezzetti le fragole da mettere sul gelato, dalla finestra aperta entrò una libellula, sbattendo le alucce trasparenti. Fulco si spaventò. Una libellula in città, di notte, non si era mai vista. Le libellule abitavano nel parco del suo castello e lui le vedeva di giorno, quando volavano tra gli oleandri e le camelie, ma di notte era proprio strano. La libellula si posò su una fragola sbattendo le ali di pasta di vetro.

– Per caso hai visto un anello? Gli chiese. Lui la guardò.

– Mi hai sentito? Per caso hai visto un anello? D’argento, a forma di scudo, con due riccioli intorno? Non riesco a trovarlo e finché non lo trovo rimarrò una libellula, ma io sono una ragazza. Sono vittima dell’incantesimo della strega Seccafonte che mi ha trasformato in un insetto. Lei voleva trasformarmi in un lombrico ma non ci è riuscita, è per questo che sono una libellula. Se non trovo l’anello non posso riprendere le mie sembianze umane e sono condannata a vagare per sempre, tra i cieli, le campagne, le città, nelle sembianze di una libellula.

Il principe Fulco sgranò gli occhi, ma non rispose perché non poteva parlare. La libellula gli raccontò la sua storia, nei dettagli, da quando era nata. E vedendo che lui non rispondeva chiese scusa.

– Sai, fa parte dell’incantesimo -, disse. – Non sono solo una libellula, ma una libellula chiacchierina. Parlo tantissimo, racconto la mia storia sbattendo le ali fino a che le persone non si addormentano o mi cacciano via con la mano. E tu chi sei? Perché non parli? Forse tu sai dov’è il mio anello.

Il principe Fulco non lo sapeva ma si ricordò della sua mano sinistra e la mostrò alla libellula. La mano era piena di anelli. La libellula volò su ognuno di loro, lentamente, cercando il suo scudo con i riccioli. Ma non lo trovò. C’erano anelli di ogni forma e dimensione sulla mano di quel giovane, ma nessuno scudo d’argento. La libellula piegò le ali, in segno di delusione, il principe Fulco la guardò con gli occhi pieni di lacrime.

– Facciamo così – disse la libellula – io volo sopra la città tutte le notti, continuerò a passare dalla tua cucina, ogni volta che la luna è piena e non ci sono stelle. Quando sentirai il fruscio di due ali sbattere alla finestra saprai che sono io che cerco il mio anello. Tu guardati intorno nel frattempo, passa tanta gente in questo ristornate, tante signore, se trovi il mio anello al dito di qualcuno fa in modo di prenderlo e conservalo per me.

Il principe Fulco fece di si con la testa, e da quel giorno iniziò a osservare le mani di tutte le persone che andavano a mangiare nel ristorante, la fata Fioccodizenzero lo aiutava, rubando gli anelli che in qualche modo ricordavano uno scudo coi riccioli. Nelle notti di luna piena la libellula bussava alla finestra, piena di speranza, il principe Fulco la accoglieva col sorriso, ma tutte le volte l’anello non era quello giusto e lei, triste, si posava sull’arrosto, o su una torta alle mele e piangeva un po’.

Una sera d’estate la libellula svolazzava a mezz’aria vicino a un canale, l’aria era fresca, il vento allegro e chiacchierino come lei. Tutto d’un tratto però iniziò a soffiare più forte, sempre più forte, a muovere le foglie degli alberi, a far dondolare i lampioni. Il vento chiamò la pioggia e un violento, lunghissimo acquazzone si abbatté sulla città. La libellula, con le sue ali piccole e trasparenti iniziò a ondeggiare dappertutto, a sbattere contro le macchine e le finestre, senza riuscire a ritrovare l’equilibrio e volare in un luogo asciutto. Il vento e la pioggia erano talmente forti che la libellula sbatté la testa e perse i sensi, mentre la bufera la scaraventava nell’acqua del canale.

Quando si svegliò era però in un posto asciutto, era nella piccola camera dove Fulco dormiva, dietro la cucina del ristorante. Si trovò sdraiata su un minuscolo letto ricavato da una scatola di fiammiferi, con una foglia di insalata come coperta. A bagnarle la testa con la punta di un cotton fioc era un animaletto un po’ più grande di un grillo, a quadretti multicolori.

– Ben svegliata libellula chiacchierina – disse l’animaletto – finalmente sei arrivata. Ho dovuto chiedere aiuto alla pioggia e al vento per portarti fin qui, altrimenti tu avresti continuato a girovagare per il mondo. Io mi chiamo Puntinello, sono il folletto che protegge tutte le soffitte e le cantine della città, abito qui da un milione di anni, conosco ogni intercapedine, ogni cunicolo sotterraneo, ogni crepa di questo palazzo. Nessuno mi ha mai visto, ma io vedo tutto e so molte cose.

La libellula, dopo un secondo di incredulità iniziò a raccontare al folletto Puntinello tutta la sua storia, ma lui la fermò subito.

Libellula chiacchierina

– Io so chi sei, e so che in realtà Fulco è un principe. Siete entrambi vittima dell’incantesimo della strega Seccafonte, che ha organizzato tutto questo perché voi non v’incontraste mai. Vuol diventare lei la regina di Dolceacqua e per evitare che Fulco ti vedesse ti ha trasformata in una libellula, rendendo lui muto perché non ti svelasse mai la sua identità.

La libellula dalla sorpresa drizzò le piccole antenne e chiese a Puntinello se quindi lui sapeva dov’era l’anello a forma di scudo e come liberare la mano di Fulco da tutti quegli anelli e rompere l’incantesimo.

– Seccafonte è stata molto crudele – sospirò Puntinello -, l’anello a forma di scudo può rompere solo uno dei vostri sortilegi. Se tu ci infili le tue ali smetterai di essere una libellula e tornerai umana ma Fulco non potrà parlare mai più. E se lui lo indossa al pollice, l’unico dito senza anelli, ritornerà a parlare e potrà diventare re, ma tu sarai condannata a vagare per sempre nelle sembianze di un insetto. In entrambi i casi, dopo essere stato infilato, l’anello sparirà.

– Ma tanto l’anello non si trova – disse la libellula ormai disperata, – l’ho cercato ovunque ma non c’è da nessuna parte.

– Ce l’ho io – rispose Puntinello – Seccafonte l’ha nascosto qui, in un cassetto del comodino di Fulco. Io l’ho trovato e l’ho portato nel mio rifugio, in un buco del pavimento, dove ti trovi adesso. La libellula guardò bene e vide in un angolo una specie di culla d’argento, concava, in cui tre minuscoli animaletti a quadretti multicolori dormivano beati. Aspettavo che arrivassi tu, libellula, e che insieme a Fulco decidessi chi dei due dovesse usarlo, per spezzare il sortilegio.

– Ma come possiamo decidere? – piangeva la libellula – se lo uso io Fulco rimarrà per sempre muto e se lo usa lui io resterò una libellula tutta la vita.

In quel momento Fulco entrò nella stanza e si buttò sul letto, esausto dopo la lunga giornata di lavoro.

La libellula gli raccontò come stavano le cose e gli mostrò l’anello, dicendo che occorreva prendere quella difficile decisione. Subito accorse Seccafonte e intrappolò la libellula sotto un bicchiere, facendo cadere l’anello nel tentativo di impossessarsene.

L’anello rotolò sul pavimento e finì ai piedi di Fioccodizenzero che, non conoscendo la vera storia dell’incantesimo lo mise subito al dito di Fulco senza che lui potesse dire niente. Appena indossato, l’anello a forma di scudo scomparve e tutti gli altri anelli caddero per terra.

– Noooooo! – urlò fortissimo Fulco – adesso la libellula non potrà più ritornare una ragazza!

La libellula, chiusa nel barattolo, sbatteva piano le ali, felice di sentire finalmente la voce di Fulco. Era una voce rotonda e bassa.

Fioccodizenzero, sapendo quello che aveva combinato era mortificata, Seccafonte rideva soddisfatta.

– Tu non vedrai mai il volto della fanciulla, Fulco – sghignazzava la strega -, è il prezzo da pagare per poter tornare a parlare. E’ il tuo destino.

Strega Seccafonte

Tuttavia nessuno sapeva che in realtà Puntinello era un mago potentissimo, che dalle acque sotterranee della terra prendeva poteri magici che né Fioccodizenzero né Seccafonte potevano immaginare. Per prima cosa trasformò la strega Seccafonte in un ananas, ma non un vero ananas profumato, un ananas di plastica, di quelli che stanno a prendere polvere nei centrotavola di frutta finta. Poi guardò Fulco dritto negli occhi. – Non tutto è perduto principe – disse -, non disperare. E’ vero, io non posso annullare l’incantesimo della strega, ma posso farne un altro, se vuoi. Non posso ritrasformare la libellula in una ragazza ma posso trasformare te e tutti gli abitanti del regno in qualsiasi cosa desideri.

– Voglio che trasformi il regno di Dolceacqua in una foresta, il re e la regina in due api, il castello in una grande quercia, le case in fiori colorati, le strade in fili d’erba. Voglio che i sudditi diventino coccinelle, lucciole, grilli, cicale, e poi scoiattoli, passeri, farfalle, che popolino la foresta e che le due api regnino su di loro in armonia.

– Ma cosi perderai il tuo regno principe Fulco, non sarai mai re, che ne sarà di te? – esclamò Fioccodizenzero.

– Trasformami in uno scarabeo, mago Puntinello – chiese Fulco -, voglio essere nero come l’ebano, striato di verde smeraldo e rosso, con le ali. Voglio andare con la libellula chiacchierina sui fiori, in aria, tra le nuvole, voglio vedere i posti di cui mi ha parlato.  Voglio volare.

– Eh ma quanta fretta principe, non ti ho ancora detto tutto. Perché questo incantesimo funzioni devi superare una prova. Devi fare un viaggio, da solo, e devi trovare la cosa più preziosa che esista: il sapore della libertà. Mi devi portare quattro boccette diverse e sceglierne una. Se sarai in grado di riconoscerlo, il tuo desiderio di diventare uno scarabeo alato verrà esaudito e tu potrai volare con la libellula chiacchierina, altrimenti voi due non vi incontrerete mai più.

Puntinello aprì il barattolo e lasciò libera la libellula, che si sgranchì le alucce.

– Tu vai, libellula chiacchierina, forse un giorno il principe Fulco ti troverà.

Il principe partì. Fioccodizenzero si trasformò in una zebra e Fulco le salì in groppa.

Un giorno arrivò in un regno che non aveva mai visto, fatto interamente di pietre preziose. Alberi di smeraldo, nuvole di perle, laghi di zaffiro. Bussò alla porta e chiese di farsi ricevere da re in persona, aveva una domanda da fargli.

– Mi scusi sire, – chiese timidamente il principe Fulco, – sto cercando il sapore della libertà, lei per caso sa dove posso trovarlo?

– Ma certo giovane! – esclamò il grasso re ricoperto dal suo mantello di diamanti -, te ne do volentieri un po’, io ne ho tantissimo -. E gli diede una boccetta di colore giallo. Subito si sparse nell’aria un profumo di metallo, misto a sudore e lacrime. Il principe annusò il liquido.

– Grazie sire -, disse poco convinto, e continuò il suo viaggio.

A un certo punto smarrì il sentiero e si ritrovò in un bosco verde e molto fitto, in cima a una montagna. Nella radura c’era una piccola casa di pietra. Bussò alla porta e gli aprì una signora vecchissima, con due spessi occhiali rotondi.

– Ci scusi signora, ci siamo persi, ci può dire dove ci troviamo e come facciamo a riprendere la strada principale?

La vecchia signora li fece entrare in una stanza molto buia, raccontò ai due tutta la storia di quel luogo, di quella montagna, del thè alla menta che stavano bevendo e solo alla fine disse loro come uscire dal bosco e ritrovare la strada.

– Già che lei è cosi gentile e sa tante cose signora – chiese Fulco – per caso ha idea di quale sia il sapore della libertà? Lo sto cercando ma non so dove trovarlo.

– Certo caro ragazzo, io so tutto. Aspetta qui che te lo porto.

E la vecchietta tornò con una seconda boccetta, che conteneva un liquido bianco, dal profumo di carta, di polvere e di umidità.

Scesi a valle, stanchi di tutto quel cammino, si fermarono accanto a un ruscello, Fioccodizenzero aveva caldo e sete. Mentre si riposavano all’ombra di un tiglio, videro un giovane che faceva il bagno sotto la cascata. Lo ammirarono a lungo, i suoi capelli nerissimi luccicavano al sole, gli occhi verdi avevano gli stessi riflessi delle ninfee sull’acqua.

– Che meraviglia! – esclamò Fioccodizenzero. – Secondo me lui lo conosce il sapore della libertà, adesso vado a chiederglielo.

In effetti il giovane, sorrise con i suoi denti bianchi di luna e diede a Fulco una terza boccetta, che conteneva un liquido brillante. Il profumo era forte e inebriante, sapeva di vino francese e rosa canina.

A quel punto era un po’ scoraggiato, aveva trovato ben tre sapori diversi ma nessuno lo convinceva e intanto sentiva che il suo desiderio di essere uno scarabeo alato si allontanava sempre si più e con esso quello di ritrovare la libellula chiacchierina. – Torniamo a casa Fioccodizenzero, e mostriamo a Puntinello questi tre liquidi magici, magari tra di loro c’è quello giusto.

– Aspetta un attimo Fulco, ci manca la quarta boccetta, non puoi arrenderti proprio adesso. Guarda dove siamo, c’è il mare. Dai, fermiamoci qui un secondo a fare una nuotata, guarda com’è trasparente l’acqua.

– E va bene fata, ma solo un secondo, sono stanco di viaggiare – sospirò Fulco.

L’aria si riempì della notte, della musica del mare, del ricordo di due alucce fruscianti e dell’odore di fritto che arrivava dalla casa di un pescatore. Aveva il profumo del mare e delle stelle. La quarta boccetta era accanto a lui, senza tappo. Fulco se ne accorse solo quando la urtò con la mano. – Non ho trovato il quarto sapore -, pensò sconsolato. Ci mise un po’ d’acqua, la tappò e ripartì.

Arrivato nella cucina del ristorante, bussò alla porticina del mago Puntinello.

– Sono tornato -, disse e allineò sul tavolo di legno quattro boccette: una gialla, una brillante, una bianca e una trasparente.

– Adesso devi assaggiare il contenuto principe Fulco, e poi scegliere.

Fulco bevve piano, da ognuna delle boccette, sperando che Puntinello non si accorgesse che la quarta non conteneva liquidi preziosi. Poi stette in silenzio per molto tempo, tanto che Fioccodizenzero temette che fosse diventato di nuovo muto.

Dopo un po’ disse: – Il gusto della prima boccetta mi fa pensare alla mia infanzia, quando abitavo al castello con il re e la regina.

Il secondo invece è un sapore antico e curioso, che mi riempie la bocca e mi fa sentire forte.

Il terzo liquido ha un sapore speziato e dolce, che svanisce dopo pochi secondi. Per essere sicuro di averlo assaggiato bene devo berne un altro sorso.

La quarta boccetta non aveva alcun sapore.

– Allora principe Fulco, quale di questi quattro scegli? – chiese Puntinello.

– Le prime tre cose, assaggiandole mi hanno commosso, incuriosito, fatto sognare ma, a dire il vero, tutti e tre i sapori mi hanno lasciato l’amaro in bocca. Io scelgo la quarta boccetta, che ha l’odore dell’aria e nessun sapore, quindi posso immaginare gusti infiniti.

Il mago Puntinello sorrise alle parole di Fulco.

Mago Puntinello

– La prima boccetta contiene il sapore della ricchezza, principe, per questo ti ricordava la tua infanzia, quando abitavi nello sfarzo del castello.

La seconda contiene il sapore della sapienza, che ti ha incuriosito, nella terza invece c’è la bellezza, che ti è piaciuta così tanto da berne due sorsi. Ma tu hai scelto la cosa più preziosa che ci sia al mondo principe Fulco, quella che nessuno finora ha avuto il coraggio di scegliere, inebriato dagli altri profumi. Tu hai trovato la libertà, vuota, trasparente e rarissima. Adesso posso farti il mio regalo, da questo momento sei uno scarabeo alato.

– Grazie Puntinello! – esclamò felice lo scarabeo Fulco – adesso volo a cercare la libellula chiacchierina. Dove sarà ora?

Principe Fulco Scarabeo